cestarigiulio

Give voice to … !

cestagiu@gmail.com

Nato in terra di Bari e adotatto dalle pianure e dai monti bergamaschi, tra natura e industria.

Già docente su più livelli scolastici e di diverse discipline (geografia antropica ed economica,metodologie operative nei servizi sociali, lingua e cultura inglese) si dedica ora allo studio, alla ricerca, alla conoscenza di persone, di luoghi, e di eventi ai più meno conosciuti, lì dove gli eventi incrociano il vissuto di uomini e di donne di una vita ordinaria.

L’attenzione, l’interesse, e la pratica nei confronti della cultura in genere, e della musica e dell’arte in particolare, sono sempre stati massimi su un percorso iniziato in età adolescenziale tra meandri di pura energia da spartito e processato nei tempi in forma quasi camaleontica in ruoli e in situazioni diversissimi …dal progettista al problem solver.

CONTATTO: CESTAGIU@GMAIL.COM

Creativo, con uno slogan sentitissimo, che lo riassume, “Non perdiamo il senso pedagogico delle cose !”

(keep silent !)

Mantenere il silenzio.

Ho provato, apposta, a sperimentare il silenzio on line, direi…on blog per alcune settimane.

Ho scelto di NON SCRIVERE (silenzio!) qui su queste pagine e sperimentare una nuova dimensione di silenzio (forzato). Esperienza e tematica da approfondire: il silenzio in rete, il silenzio sui social!

Non ora. Non questo.

Il silenzio, invece, della città. Il silenzio di persone che si incrociano sul marciapiede e che non si salutano vicendevolmente; il silenzio in autobus di persone sconosciute che non salutano, non si salutano vicendevolmente. Tutto self-service, si prende e si va in dimensioni e luoghi non dissimili dal virtuale perchè non-luoghi.

Della città, Bergamo, il capoluogo della mia residenza, ho un’immagine da condividere di qualche settimana fa.

Passeggiata al centro tra edifici dei primi del ‘900 e negozi. Negozi,…un susseguirsi di bar, paninoteche, fast food di ogni tipo, ecc. Un altro non luogo…centri urbani tutti uniformati, ormai.

All’improvviso, sotto alcuni portici antichi, la catena di esercizi commerciali anonimi (vedi sopra) si interrompe.

MACELLERIA, l’insegna.

Esistono ancora le macellerie??? Stanno scomparendo nella totalità, qualcuna soppiantata da macellerie rilevate da islamici dove si può trovare carne Ahlal.

MACELLERIA, l’insegna. E una vetrina che esponeva due-due- cotolette da cuocere, pronte all’uso. Null’altro in esposizione.

La macelleria si estendeva in lunghezza con il bancone a destra per tutta l’estensione del locale. Piastrelle azzurre alle pareti.

Nessun essere umano all’interno: nessun cliente, il titolare non presente nel fronte della bottega.

Nessuno.

Nessun rumore proveniente dall’interno, rumore, suono , o voce. Il tempo sembrava fermato, addirittura “assente”.

Silenzio.

Una macelleria fantasma, secondo l’aspetto del momento, dove il silenzio confermava la dimensione di estraneità rispetto alla dimensione sociale urbanizzata del circondario.

Più in là, girato l’angolo, a decine di metri, una merceria (SAI COSA E’ UNA MERCERIA?), anche questa come quelle di una volta. Un esercizio commerciale che vende di tutto nel mondo dei tessuti, taglio e cucito, ecc. Incastonata in un palazzo dei primi del secolo scorso con vetrine altissime in locali altissimi. Vetrine piene di ogni campione di prodotto invendita.

E un cartello posizionato al centro di una degli spazi di esposizione: “…DAL 1917”.

1917. In piena Grande Guerra. Il negozio, ora, è ancora lì. Così “antico” che l’odore di tessuti e spolette di cotone da cucito sembrava, al momento, passare attraverso le alte pareti di vetro delle vetrine.

Incantato, e in silenzio, ho guardato le vetrine per diversi minuti, senza fissare nulla!

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