cestarigiulio

Give voice to … !

cestagiu@gmail.com

Nato in terra di Bari e adotatto dalle pianure e dai monti bergamaschi, tra natura e industria.

Già docente su più livelli scolastici e di diverse discipline (geografia antropica ed economica,metodologie operative nei servizi sociali, lingua e cultura inglese) si dedica ora allo studio, alla ricerca, alla conoscenza di persone, di luoghi, e di eventi ai più meno conosciuti, lì dove gli eventi incrociano il vissuto di uomini e di donne di una vita ordinaria.

L’attenzione, l’interesse, e la pratica nei confronti della cultura in genere, e della musica e dell’arte in particolare, sono sempre stati massimi su un percorso iniziato in età adolescenziale tra meandri di pura energia da spartito e processato nei tempi in forma quasi camaleontica in ruoli e in situazioni diversissimi …dal progettista al problem solver.

CONTATTO: CESTAGIU@GMAIL.COM

Creativo, con uno slogan sentitissimo, che lo riassume, “Non perdiamo il senso pedagogico delle cose !”

  • Cosa c’è nei miei ricordi da bambino? Un Natale, oh…tanti Natali !!! Ma quel Natale rossoneve non potrò mai dimenticarlo ! Non potrò dimenticare la neve, il rosso, e….il mio pezzo di pane.

    Quell’inverno ci fu proprio una forte nevicata!

    Io andavo alla scuola elementare, bè…non la frequentavo davvero perché noi  tutti alunni facevamo lezione da casa. E Sì!, c’era una epidemia in corso, un’epidemia di una forte malattia nata tra i pipistrelli nella lontana Cina e giunta fin qui da noi.

    Facevamo lezione con il pc: mi svegliavo al mattino, facevo tutte le mie cose del mattino e raggiungevo i miei genitori in cucina per la colazione, mi vestivo e poi accendevo il computer per collegarmi con le maestre e i miei compagni. Questa era la scuola.

    A causa della malattia non potevamo uscire di casa e nemmeno incontrare altre persone, dovevamo indossare una mascherina come quella dei dottori ogni volta che mettevamo il naso fuori di casa.

    Il telegiornale che mamma e papà ascoltavano la sera raccontava che la malattia trasmessa da un virus faceva soffrire molto e c’erano anche tante persone morte.

    La neve quell’inverno fu davvero così tanta che le auto parcheggiate lungo il marciapiede quasi  non si vedevano coperte da un manto altissimo che sembrava come una coperta di panna.

    Quando uscivo in giardino per toccare la neve e giocarci un po’ c’era un silenzio insolito: in genere dalla strada provenivano tanti rumori delle auto che passavano o del camion della spazzatura, o delle persone, magari ragazzi che giocavano rincorrendosi.

    Anche il nostro vicino, il signor Nicholas, era molto rumoroso. Infatti era sempre così operoso che non ricordo proprio di averlo visto senza far nulla. Fu proprio lui che mi insegnò ad andare in bici perché il mio papà era sempre via per lavoro: egli aveva ancora nel suo garage la vecchia bici dei suoi figli e ricordo che un pomeriggio insistette molto affinchè imparassi ad andarci.

    Il signor Nicholas mi aiutava sempre ad allestire il mio albero di Natale in giardino mentre la mia mamma preparava quello grande bello e illuminatissimo in salotto.

    Purtroppo il signor Nicholas qualche settimana fa non si è sentito bene e un’ambulanza lo ha portato in ospedale, ma lì i dottori non ce l’hanno fatta ad aiutarlo: se ne è andato in cielo per quella brutta epidemia.

    Un pomeriggio dopo pranzo aprii la porta di casa e andai in giardino perché volevo provare a costruire il mio alberello di Natale portando con me un piccolo vecchio albero che il mio papà teneva rinsecchito nella legnaia. Cambiai subito idea quando vidi che non ce l’avrei fatta a piantarlo nella neve perché questa era troppo alta.

    Stavo per tornare dentro casa quando…squit! squit!…fui colpito dal verso di un uccellino. Era un pettirosso che cinguettava da un ramo del grande pino del marciapiede.

    • – Squit! Squit!….ciao bambino…squit!  squit!  Hai delle briciole di pane per me?

    Con stupore (non credevo alle mie orecchie!) fissai il pettirosso per capire se davvero fosse lui a parlarmi.

    • – Squit! Squit!….hei, dico a te, bimbo! …squit!  mi senti?

    Non potevo crederci! …un uccellino mi stava parlando!

    • – Sì certo che ti sento. Ma come fai a parlarmi? Gli uccelli non parlano.
    • – Questo lo dici tu. Ma non mi stai ascoltando ora, quindi? Ascolta fa tanto freddo e c’è tanta neve. Le strade e i marciapiedi sono coperti ed io non riesco a beccare briciole da terra. Mi daresti delle briciole di pane per favore?
    • – Non ne ho qui con me. Se mi aspetti entro in casa e ti prendo un pezzo di pane dalla dispensa.

    Mi affrettai per tornare in giardino ma al mio ritorno il pettirosso non c’era più. Peccato. Mi dispiacque molto. Avrei voluto davvero aiutarlo…era bellissimo…gracile ma agile tra i rami…con il petto di un rosso vivo, le altre piume grigiastre e con le penne marroni. Ora che ci penso non avevo mai osservato con attenzione un pettirosso.

    Lasciai un pezzo di pane sulla neve del giardino e tornai dentro  casa a disegnarlo su una delle mie tavole.

    Ricordo che alla sera mostrai al mio papà i miei disegni e poi insieme cercammo le immagini dei pettirossi in internet e di queste ne feci una bella collezione in un mio file, dopo averne stampate alcune che mi divertii ad affiggere sulle pareti intorno alla finestra della mia stanza.

    Guardavo spesso fuori dalle finestre di casa per cercare il pettirosso con lo sguardo; a volte mi incantavo dalla mia stanza a osservare la neve cadere che pian piano cancellava le piccole orme dei pettirossi in giardino.

    Il pettirosso mi faceva visita ogni pomeriggio: dopo pranzo lanciavo in giardino un avanzo di pane e dopo qualche minuto compariva e lo beccava un po’ per poi portarlo via.

    Un pomeriggio mi avvicinai e provai a parlargli:

    -Ciao pettirosso!  Sono felice di vederti!

    – Squit!  Squit!…Ciao! anche io sono felice di vederti. In realtà ti vedo lassù dai rami quando mi cerchi con lo sguardo e poi ti incanti. Ti ringrazio tanto per il cibo che mi doni; per me è molto prezioso!

    – Ma perché porti sempre via il pezzo di pane che ti lascio in giardino?

    – lo porto dai miei piccolini nel nido lassù…vedì? Noi siamo sul ramo di mezzo protetti dai rami piu in alto, e quando vedo che tu lanci il pane io plano giu sul tuo giardino a prenderlo. Sai, senza il tuo aiuto non sapremmo proprio come fare, quest’anno il signor “Tempodell’Inverno” ha proprio esagerato dandoci tutta questa neve!

    Io continuai per giorni e giorni a lanciare il pane nel giardino mentre il natale si avvicinava: il pezzo volava sulla candida neve e dopo qualche minuto il pettirosso arrivava a prenderlo. Mi dava gioia…tutto: il mio gesto per dare da mangiare ali uccelli, il pettirosso che puntualmente compariva nel mio giardino, il mio pensiero rivolto a quei piccoli che vedevano il proprio papà portare il cibo. E insieme a tutto ciò la veduta del mio giardino candido e ricoperto di strati di neve.

    Le case della strada ormai avevano installato le luminarie per le festività, ed io ero proprio dispiaciuto per il mio alberello che il signor Nicholas mi aiutava a montare davanti la mia casa: lui portava l’albero ed anche i vari oggetti e le lucine da appendere, ed ogni anno io aggiungevo un mio nuovo oggetto che insieme avevamo disegnato, poi ritagliato e infine colorato.

    Il giorno della vigilia di Natale ero proprio giù per questo: tutte le case della via avevano il proprio albero di Natale esposto e…il mio non c’era.  Ricordo di essere andato a letto in attesa dell’indomani per scoprire  i regali portati nella notte da Babbo Natale pensando che sarebbe stato un brutto Natale senza l’alberello!

    Quella notte il signor “Tempodell’Inverno” si scatenò depositando altri centimetri di neve tanto da non poter aprire la porta di casa.

    Ricordo che prima di andare in salotto per vedere se Babbo Natale fosse passato lanciai un’occhiata fuori in giardino della finestra della mia camera e……

    …al centro del giardino c’era il mio albero di Natale addobbato e illuminato !!

     Sì, proprio quello del signor Nicholas, con sulla punta il pettirosso che sbatteva le ali e cinguettava.

    Che bel Natale!

    (Giulio Cestari)

  • “La signora delle campane” è la mia prima pubblicazione che risale al 2021.

    Una biografia romanzata in prima persona che narra della vita di una donna, nata umile, che si scopre, in età matura, ricercata studiosa ed esperta di tradizioni popolari della Puglia. Ma sempre e solo mamma e moglie.

    Bice, questo il nome della “signora”, è stata anche una collezionista di oggetti legati al vissuto popolare, ed in modo particolare, santi sotto campana. Ne possedeva circa 240, solo di fattura ed origine della regione Puglia.

    Il mio lavoro riproduce, su ricordi memorabili, la vita della signora sin da tenera età fino alla sua improvvisa scomparsa.

    La signora delle campane lascia un patrimonio di pubblicazioni e di oggettistica varia. La collezione di santi sotto campane e diversi altri suoi oggetti sono stati donati dagli eredi al Museo Diocesano di Bisceglie, un gioiello nascosto nella terra pugliese.

    Nel 2023, presso questo museo, è stata intitolato un ampio vano ai coniugi Beatrice Andriano Cestari e Mario Cestari all’interno del quale è esposta la collezione unica al mondo.

    (Giulio Cestari)

  • Anime Lampare è una mia pubblicazione del febbraio 2025.

    E’ una sorta di sceneggiatura teatrale su dialoghi romanzati scritti sul ricordo di testimonianze autentiche.

    Cinque figure femminili raccontano in modo realistico e, a volte, crudo esasperato drammatico, la propria esperienza con un familiare bisognoso. Demenza o Alzheimer, o una forte segnata e terminale senilità porta il caregiver familiare ad una fortissima e drammatica esperienza emotiva che spesso annulla l’identità della persona in supporto.

    L’idea del titolo ANIME LAMPARE scaturisce dal fatto che queste figure femminili arrivano ad uno stato di esasperazione del caso che perdono la propria fisicità, se non anche altro della propria persona, tanto da risultare all’osservazione come anime sospese. E “lampare” perchè si accendono e si spengono nelle proprie energie e nella propria esistenza proprio come le lampare dei pescatori sul mare nel buio della notte.

    Le anime lampare, prima di entrare – ma non tutte riescono – in una preziosa dimensione di assistenza fornita dal territorio e dai servizi alla persona, vivono un’ esperienza che per energia di emotività avversa potrebbe essere pari a quella di un lutto. Ma in questo caso il defunto non c’è. Anzi è vivissimo, il proprio familiare, ma proiettato in una sua propria dimensione di esistenza, e con costui/costei la quotidianeità dell’anima lampara assume una stravolgente esperienza di vita.

    Le conseguenze sono molteplici: alcune anime lampare riescono a riprendere un proprio equilibrio dopo lo sbandamento iniziale, altre, molte, no nriescono con significative manifestazioni di carattere sanitario.

    Le esperienze delle anime lampare sono fortissime: sono una violenza infinita quotidiana che può durare anni, per qualcuna decenni, ma questo vissuto è spesso soggiaciuto per vergogna, per pudore, per cultura.

    Molte delle anime lampare, spesso solo alla fine della propria esperienza come tali, riescono a trovare una luce ma difficilmente una serenità: il peso della sofferenza propria e del proprio familiare in simbiosi e davvero troppo forte.

    Quando ho cominciato a scrivere Anime Lampare, partendo da un vissuto personale, credevo di concludere il mio lavoro in circa sei mesi. Ho impiegato un anno e mezzo perchè sono stato travolto dalle diverse esperienze che mi sono state riportate come una valanga di passaparola, e il mio archivio personale raccoglie tanti e tanti ricordi di persone e di emozioni che ho incontrato strada facendo in questo mio percorso di conoscenza, e di conforto e sconforto allo stesso tempo.

    Ho, quindi, avvertito l’esigenza di condividere, di raccontare per rivelare le anime lampare, per dare loro onore per quel grande sacrificio di amore vissuto.

    Non è facile, non è stato facile far conoscere, farsi conoscere. Sono partito da una lettura la scorsa estate presso il Chiosco del Parco di Loreto a Bergamo, e ora entro in alcune biblioteche importanti a leggere i dialoghi da me creati insieme ad una esperta di arte, Martina Colombi.

    Martina ed io ci siamo incontrati anni fa per un progetto completamente diverso -uno space talk dell’ESA- e siamo rimasti legati da un filo invisibile di considerazione e di stima reciproca. Dopo aver letto la mia pubblicazione Martina mi ha rivelato: “Sei stato capace di parlare di cura e di carità senza citare mai queste due parole”, “Mi sono venuti in mente alcuni dipinti come conseguenza dei tuoi stimoli di anime lampare”: E di lì l’idea di provare a portare le letture e la presentazione di alcune opere d’arte in modo itinerante per sensibilizzare all’argomento della demenza e dell’Alzheimer, ma soprattutto per onorare le donne Anime Lampare, del passato e del presente.

    (Giulio Cestari)