cestarigiulio

Give voice to … !

cestagiu@gmail.com

Nato in terra di Bari e adotatto dalle pianure e dai monti bergamaschi, tra natura e industria.

Già docente su più livelli scolastici e di diverse discipline (geografia antropica ed economica,metodologie operative nei servizi sociali, lingua e cultura inglese) si dedica ora allo studio, alla ricerca, alla conoscenza di persone, di luoghi, e di eventi ai più meno conosciuti, lì dove gli eventi incrociano il vissuto di uomini e di donne di una vita ordinaria.

L’attenzione, l’interesse, e la pratica nei confronti della cultura in genere, e della musica e dell’arte in particolare, sono sempre stati massimi su un percorso iniziato in età adolescenziale tra meandri di pura energia da spartito e processato nei tempi in forma quasi camaleontica in ruoli e in situazioni diversissimi …dal progettista al problem solver.

CONTATTO: CESTAGIU@GMAIL.COM

Creativo, con uno slogan sentitissimo, che lo riassume, “Non perdiamo il senso pedagogico delle cose !”

  • (detecting)

    Continua la mia indagine/ricerca sul tema de ABITARE IL SILENZIO.

    Intervisto e chiacchiero con persone a me note e non.

    Decine e decine di “interviste”, ormai. Tutte audioregistrate nel mio archivio per essere riascoltate e studiate. Chissà… forse domani pubblicherò studio e archivio.

    Ne riporto una velocissima… (faccio anche questo tipo di esperienza on the road con sconosciuti)

    Incontro con Mida -nome immaginario- conosciuta per caso in occasione della vendita della mia bicicletta usata. Mida è una giovane donna, molto bella, sui 30 anni.

    • Ciao. Come ti chiami?
    • Mida
    • Sai, Mida, sono uno studioso e sto facendo una ricerca sul tema de Abitare il Silenzio. Ti va di rispondere ad alcune mie domande?
    • Certo!
    • Se ti dico Abitare il Silenzio cosa ti viene in mente?
    • La notte.
    • La notte? Che lavoro fai?
    • Io lavoro di notte. Le mie notti sono lunghe. I miei silenzi nelle notti lunghe sono molto lunghi!
    • Grazie per le tue risposte. Ciao Mida!
    • Ciao!

    Sarebbe stata da approfondire questa conversazione, come per altri intervistati, ma la circostanza non mi ha permesso di farlo.

    (Giulio Cestari)

  • (keep silent !)

    Mantenere il silenzio.

    Ho provato, apposta, a sperimentare il silenzio on line, direi…on blog per alcune settimane.

    Ho scelto di NON SCRIVERE (silenzio!) qui su queste pagine e sperimentare una nuova dimensione di silenzio (forzato). Esperienza e tematica da approfondire: il silenzio in rete, il silenzio sui social!

    Non ora. Non questo.

    Il silenzio, invece, della città. Il silenzio di persone che si incrociano sul marciapiede e che non si salutano vicendevolmente; il silenzio in autobus di persone sconosciute che non salutano, non si salutano vicendevolmente. Tutto self-service, si prende e si va in dimensioni e luoghi non dissimili dal virtuale perchè non-luoghi.

    Della città, Bergamo, il capoluogo della mia residenza, ho un’immagine da condividere di qualche settimana fa.

    Passeggiata al centro tra edifici dei primi del ‘900 e negozi. Negozi,…un susseguirsi di bar, paninoteche, fast food di ogni tipo, ecc. Un altro non luogo…centri urbani tutti uniformati, ormai.

    All’improvviso, sotto alcuni portici antichi, la catena di esercizi commerciali anonimi (vedi sopra) si interrompe.

    MACELLERIA, l’insegna.

    Esistono ancora le macellerie??? Stanno scomparendo nella totalità, qualcuna soppiantata da macellerie rilevate da islamici dove si può trovare carne Ahlal.

    MACELLERIA, l’insegna. E una vetrina che esponeva due-due- cotolette da cuocere, pronte all’uso. Null’altro in esposizione.

    La macelleria si estendeva in lunghezza con il bancone a destra per tutta l’estensione del locale. Piastrelle azzurre alle pareti.

    Nessun essere umano all’interno: nessun cliente, il titolare non presente nel fronte della bottega.

    Nessuno.

    Nessun rumore proveniente dall’interno, rumore, suono , o voce. Il tempo sembrava fermato, addirittura “assente”.

    Silenzio.

    Una macelleria fantasma, secondo l’aspetto del momento, dove il silenzio confermava la dimensione di estraneità rispetto alla dimensione sociale urbanizzata del circondario.

    Più in là, girato l’angolo, a decine di metri, una merceria (SAI COSA E’ UNA MERCERIA?), anche questa come quelle di una volta. Un esercizio commerciale che vende di tutto nel mondo dei tessuti, taglio e cucito, ecc. Incastonata in un palazzo dei primi del secolo scorso con vetrine altissime in locali altissimi. Vetrine piene di ogni campione di prodotto invendita.

    E un cartello posizionato al centro di una degli spazi di esposizione: “…DAL 1917”.

    1917. In piena Grande Guerra. Il negozio, ora, è ancora lì. Così “antico” che l’odore di tessuti e spolette di cotone da cucito sembrava, al momento, passare attraverso le alte pareti di vetro delle vetrine.

    Incantato, e in silenzio, ho guardato le vetrine per diversi minuti, senza fissare nulla!

    (Giulio Cestari)

  • Mi ha sempre affascinato ed interessato l’idea del PERCORSO – luogo/azione dinamico di interazione tra soggetti, di contaminazione di culture, di scambi di proficui silenzi e di suoni di contenuti profondi e determinanti i singoli soggetti.

    Il PERCORSO permette di “accumulare”, di lasciare dietro di sè elementi o risorse incontrati ma allo stesso tempo di farli restare propri nel ricordo conoscitivo ed emotivo.

    Il PERCORSO è un confronto -confrontarsi-, una lettura -studiarsi-, una scoperta -rivelarsi/evidenziare.

    Il PERCORSO, segno di movimento, proietta verso il futuro sul basamento della partenza.

    In occasione della mia esperienza di studio sull’antropologia (Antropologia urbana” – perfezionamento post-lauream presso la Bicocca a Milano), gli stimoli ricevuti hanno destato la mia curiosità di ricerca su un tema: ABITARE IL SILENZIO; contrasto semantico-lessicale che destabilizza sempre ad una prima lettura o ad una prima pronuncia, o ad un primo ascolto. Abitare Il Silenzio, slogan (?), non lo riconosciamo, infatti, al pari di “mangiare la mela”, verb + noun, questo, diretto immediato operativo. “Voglio mangiare la mela”. Non uso dire, generalmente: “Voglio abitare il silenzio”. Potrei farlo ma solo “sciogliendo” i misteri del mio pensiero al riguardo, e rivelandomi.

    ABITARE IL SILENZIO è, quindi, diventato un percorso, un mio percorso, una mia esperienza dinamica di indagine e di studio, di incontri in presenza e a distanza, no border (!). Una collezione di immagini disegnate dai miei interlocutori del momento che riescono a guidarmi nel proprio mondo interiore, nel proprio itinerario emotivo-esperienziale-culturale.

    Un itinerario. Riporto fedelmente la voce della Treccani riguardante il vocabolo itinerario, in senso figurato: “Cammino, inteso come serie di passaggi, da percorrere per raggiungere uno scopo o una meta non materiale: ispiritualeiintellettualeidella mente a Dio, traduz. del titolo lat. (Itinerarium mentis in Deum) di un’opera di san Bonaventura da Bagnoregio (1259) nella quale sono indicati i successivi momenti di approfondimento della vita interiore che conducono a Dio.”

    Riassumo: CAMMINARE IN CERCA DI SILENZIO è il titolo di uno dei capitoli del testo “Sovranità del silenzio” di David Le Breton, Mimesis Edizioni.

    Da quel testo lascio qui il pensiero collocato lì ove un prodotto editoriale lascia spazio ad una dedica sulle prime pagine:

    “Ma ascolta il soffio dello spazio,

    il messaggio incessante che è fatto di silenzio” RILKE, Elegie duinesi

    (Giulio Cestari)

  • Biblioteca “Tiraboschi” di Bergamo 28 maggio 2026

    ” I GIORNI PER NOME” è un libro (979-12-81767-43-0), ed Emanuele Mapelli è l’autore.

    Ieri si è svolta la presentazione del testo presso la biblioteca “Tiraboschi” di Bergamo.

    Non conoscevo i lavori di Mapelli e devo dire che è stata una scoperta molto interessante ed emozionante incrociare il suo mondo di vissuto e di affetti.

    “Non stava in piedi a febbraio

    stanco di messe e di vino e spalle

    pesanti di mattoni a memoria

    …” – PADRI

    Ho trascorso la giornata odierna a leggere le poesie di Mapelli. Confesso, sono arrivato a metà volume ma è giusto che sia così: le poesie portano con sè un peso di affettività pregresse ed anche attive che necessitano di essere sublimate e serbate nello scrigno del tempo vissuto.

    Leggere i lavori dell’autore è un farsi guidare in un sorvolo di situazioni e di azioni posate su un layer prezioso di nomi e di date. Il layer costituisce un non-luogo ove potersi ritrovare, confrontare, (ri-)vivere emozioni nel peso del ricordo di persone, luoghi, date, nomi.

    Prefazione di Giuseppe Nibali.

    (Giulio Cestari)

  • Come annunciato, si è svolta presso la biblioteca di Gorle la presentazione di Anime Lampare.

    Ormai Anime Lampare non è più un testo da presentare ma è diventato un progetto sociale di sensibilizzazione sul tema delle demenze. E’ il mio volontariato e allo stess otemo permette di rivelare la mia disponibilità tecnica e la mia ispirazione legate allo scrivere per raccontare.

    Una sinergia creatasi tra diverse figure ed enti – Assessorato ai servizi pubblici, associazione “Abitare le età”, casa di riposo “Caprotti Zavaritt” – ha permesso a me di presentare e coinvolgere emotivamente il pubblico pervenuto numeroso.

    Per me è sempre una forte emozione condividere i contenuti e i personaggi narrati con il pubblico. Molto forte poichè anche io ne vengo emotivamente coinvolto. Infatti al termine della reading ho bisogno di ritrovarmi nel silenzio per alcuni momenti.

    La serata ha visto gli interventi di esperti al termine della reading che hanno saputo testimoniare in modo professionale sul tema delle demenze.

    Il dibattito col pubblico è stato, a dir poco, trascinante. In effetti il trattare le demenze come tematica di un incontro stimolante va a toccare le parti sensibili ed il vissuto dei partecipanti.

    Un grazie a tutti i partecipanti. Un grazie speciale alla d.ssa Tassetti assessora ai servizi sociali, alla d.ssa Scioiti referente per l’associazione Abitare le Età, al dott. Versace della casa di riposo “Caprotti Zavaritt”.

    La “carovana” di Anime Lampare” prosegue il proprio cammino. A ottobre si fermerà preso la cittadina di Nembro (Bg).

    (Giulio Cestari)

  • Allego volantino dell’evento già annunciato in un mio precedente post

    (Giulio Cestari)

  • La marginalità è un luogo radicale di possibilità, uno spazio di resistenza. Un luogo capace di offrirci la condizione di una prospettiva radicale da cui guardare, creare, immaginare alternative e nuovi mondi. Non si tratta di una nozione mistica di marginalità. E’ frutto di esperienze vissute.”

    bell hooks

    (Giulio Cestari)

  • …si prosegue su quel percorso di progetto sociale che Anime Lampare è ormai diventato.

    Un’ ennesima reading in occasione di una serie di iniziative del grande evento che Assessorato ai Servizi Sociali, Associazione “Abitare le età”, Casa di Riposo “Caprotti Zavaritt” hanno costruito intorno alla figura del caregiver.

    CAREGIVER DAY – domenica 10 maggio presso la sede dei Missionari Monfortani Redona Bergamo.

    ANIME LAMPARE – giovedì 21 maggio alle ore 18:00 presso la biblioteca di Gorle. Reading e dialogo con l’autore ed esperti del settore.

    (Giulio Cestari)

  • Raul Pantaleo

    I miei interessi e gli studi del momento mi hanno permesso di intercettare il testo di R. Pantaleo “Architetture del noi”, edit. Elèuthera 2025 ISBN 978-88-33022-91-8

    Una scoperta.

    Una scoperta in tema di futuro dell’umanità, futuro dell’umanità agli occhi, oggi, di territori e di genti belligeranti, e di inermi osservatori.

    Riporto dalla prefazione di Franco La Cecla:

    “Questo libro è il racconto di architetture del noi intese come azione di servizio e dono. E’ politica, collaborativa e libertaria, azione per creare luoghi di riconciliazione e giustizia.

    L’unico investimento che dobbiamo al nostro futuro.”

    Buona lettura !

    (Giulio Cestari)

  • Liliana De Venuto Accademia Roveretana degli Agiati 2024

    Propongo un’appendice della studiosa Liliana De Venuto – già citata in questo blog- da un lavoro a cura di Eleonora Bressa e Ludovico M. Gadaleta del 2024: “Carteggio di Antonio Rosmini con i propri familiari. Lettere e carteggi di Antonio Rosmini ai propri familiari: strumenti preparatori.”

    “Ultime parole per Antonio. Il suo lascito spirituale e culturale.

    Non si vuole in questa sede affrontare il tema nella sua ampiezza, dopo che in più di un secolo e mezzo dalla sua morte teologi e filosofi vi si sono cimentati e tuttora proseguono negli studi. Si vogliono invece estrarre dal Carteggio alcune scintille di luce che, se non restituiscono del tutto il ruolo di protagonista che l’autore assunse nella realtà italiana della prima metà dell’Ottocento, nè la sua grandezza nel campo del rinnovamento della teologia e degli studi filosofici, tuttavia valgono ad illuminare il lettore che le accoglie. Esse riguardano due grandi legati da lui lasciati: la passione per le lettere umane e per gli studi più severi (lett.10) e l’adesione alla fede profonda verso Dio e la religione, principi che sintetizzò nella massima “la bella unione delle lettere colla pietà” (lett.13), anticipazione degli obiettivi dell’Istituto da lui creato sulla tripartita finalità di carità corporale, carità spirituale e carità intellettuale: intendendo con quest’ultima appunto la missione volta ad illuminare la mente degli uomini con la luce della verità, e a liberarla dalle tenebre dell’ignoranza. “

    Liliana De Venuto

    (Giulio Cestari)