Qualche giorno fa, in un assolata giornata di ottobre, a mezzogiorno, mi sono recato al cimitero per fare un giro con il mio cane Betty. La solita uscita di mezza giornata per permetterle di correre e di perdersi tra gli ultimi profumi di fine stagione.
Al primo angolo di svolta verso il grande campo libero ha svoltato una coppia di anziani -lui/lei e il loro piccolo cane di compagnia.
Lei con racchette da nord-walking, lui col cane al guinzaglio.
Un sentito “buongiorno!” ha permesso di fermarci e di ammirare i rispettivi animali e di lì la solita riflessione…”sono meglio degli uomini!”.
La signora, sicuramente più loquace del marito, si è presentata come di origine finlandese -infatti parlava un italiano con evidente flessione straniera-: una ottantenne proveniente dalla terra di Lapponia.
Ha voluto raccontarmi che quando era piccola preparava con la mamma e le sue sorelle una specie di pandolce che poi le piccole, con le slitte, portavano alle abitazioni delle persone che non potevano permettersi una tale leccornia. La signora finlandese, che poi ho da me chiamato Suomi per i miei ricordi, ci ha tenuto a spiegare che quel gesto era un gesto di solidarietà e che non era programmato: era un gesto spontaneo oltre ad essere una sentita tradizione di famiglia.
Suomi, poi, mi ha raccontato del suo papà che era il più bravo pescatore di salmoni della Lapponia: solo lui sapeva dove andare a pescare salmoni grossi e molto saporiti che addirittura gli venivano richiesti dalla vicina Russia.
Il papà, però, un giorno divenne grande invalido perdendo l’uso delle gambe come combattente nella seconda guerra mondiale. Purtroppo fu vittima due volte: per la ferita alle gambe, e per la ferita dell’essere lasciato solo moribondo sul terreno dai suoi compagni. Ma l’ordine era di non prendere con sè i feriti. E’ stata molto dura per il papà di Suomi…resistere alla temperatura di -40 e ai lupi ma, per fortuna, sopravvisse. Per questo motivo non ha mai voluto festeggiare, come nella tradizione militare nazionale, il “compleanno del soldato” riservato ai reduci dalla guerra. In occasione di questa ricorrenza i sopravvissuti portavano ai compagni invalidi una bottiglia di whisky per bere insieme. Il papà di Suomi ha sempre messo per terra, sotto il tavolo, la bottiglia, rifiutandosi di bere.
Suomi mi ha poi riferito che lei ha voluto narrarmi queste storie perchè dalle belle tradizioni e dai brutti ricordi delle guerre passate dobbiamo trarre insegnamento per vivere in pace. Sempre.
Ho salutato lei e il marito invitandola a scrivere le storie che ricorda e che, se in occasione di un futuro nostro incontro avessi io scoperto che ancora non lo aveva fatto, l’avrei fatto io con lei.
“Lei racconta ed io scrivo! Arrivederci, buona passeggiata!”
Li ho visti allontanarsi lentamente di spalle, Suomi, il marito, e il loro cane. I due coniugi si erano conosciuti decenni fa all’aeroporto di Linate e avevano poi scelto di vivere insieme la loro vita.
E’ stato un momento unico, quasi surreale, di sospensione nel tempo e nello spazio: il tempo è trascorso e la percezione di essere nei pressi del cimitero è diventata nulla.
Ho scritto queste righe perchè le storie, prima ancora che scriverle, bisogna raccontarle. La magia di una storia raccontata e ascoltata è unica.
La magia di una vera pace nel mondo forse ha bisogno anche di storie vere raccontate e ascoltate !
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